“Giorgio Peruggia. Un aretino che ha onorato la maglia azzurra”

“Giorgio Peruggia. Un aretino che ha onorato la maglia azzurra”

La partita Carrarese vs Arezzo di domenica prossima, spigolando tra i ricordi, si presta a richiamare alla mente degli sportivi dai capelli bianchi un calciatore aretino che, dopo avere indossato per molte stagioni la maglia amaranto della squadra della sua città, disputò due campionati con la maglia azzurra della Carrarese, meritando l’apprezzamento dei tifosi per le sue doti agonistiche e il suo attaccamento ai colori sociali. Ci riferiamo a Giorgio Peruggia, classe 1935, centromediano (come allora si diceva) che fu indiscusso protagonista di memorabili partite nei campionati 1960-61 e 1961-62.

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Nell’estate del 1960, mentre gli italiani vivevano attraverso la televisione la grande festa dello sport mondiale rappresentata dalle Olimpiadi in svolgimento a Roma, a Carrara si piangeva sulle sorti della squadra di calcio. La Carrarese, infatti, retrocessa dalla serie D dopo il disastroso campionato 1959-60, stava attraversando una delle più gravi crisi della sua gloriosa vicenda sportiva.                 Le animate discussioni della “piazza” e gli accorati interventi della stampa locale, indussero un gruppo di sportivi a costituirsi in “comitato” grazie all’operosità del quale fu possibile allestire una formazione che potesse partecipare al Campionato di Prima Divisione Regionale (corrispondente all’odierna categoria di Eccellenza): il più basso livello calcistico toccato dalla Carrarese nella sua lunga storia.

Si chiamarono a raccolta i giocatori della passata stagione disposti a restare nei ranghi (il portiere Romeo Santucci; i difensori Carlo Neri, Emilio Sani e Sandro Mariotti; i mediani Renzo Federici e Luciano Babbini; gli attaccanti Andrea Bertoneri, Bruno Fiaschi, Noris Scamos e Mario Dell’Amico, il popolare “Mariolino”, che concluse in quel campionato la sua lunga e brillante carriera azzurra). Si acquistarono alcuni atleti “liberi” (il portiere Giuliano Argelassi, i difensori Piero Barbato e Gianluigi Brotto, il mediano Mauro Balloni e gli attaccanti Roberto Azzerboni e Claudio Borelli. In corso d’opera, vennero assunti altri tre giocatori che si riveleranno di fondamentale importanza: gli attaccanti carraresi Livio Vignoli e Aldo Morelli e, per l’appunto, il difensore aretino Giorgio Peruggia.

La guida tecnica, intanto, era stata affidata a due“vecchie” glorie locali: Giuseppe Andrei, detto “Il Geppe”, come allenatore e Franco Grillone come suo vice. Furono confermati il maestro Roberto Orfanotti alla segreteria e Paolo Mari come massaggiatore. Si lanciarono accorati appelli agli imprenditori locali ed alle autorità amministrative per un loro fattivo intervento; ci si affidò, infine, alla buona sorte e si partì per la nuova avventura: con poche risorse e tante speranze.

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Il Campionato Nazionale Dilettanti di 1^ Categoria 1960-61 era organizzato su base regionale e in Toscana era articolato su quattro gironi di sedici squadre, le cui prime classificate si sarebbero incontrate fra di loro per designare la promovenda alla categoria superiore. La Carrarese fu inserita nel girone A che comprendeva le seguenti formazioni: Altopascio, Aullese, Bozzano, Camaiore, Castelfranco, Fornaci di Barga, Forte dei Marmi, Lucca, Marina di Massa, San Marco Avenza, San Miniato, Sanromanese, Sarzanese, Torrelaghese e Vecchiano. Tale elenco indusse qualche tifoso a ritenere “una passeggiata” per gli Azzurri tale campionato: ma, come vedremo, così non fu.

Il primo scorcio del torneo, pur mantenendosi la Carrarese nelle prime posizioni della classifica, lasciava intravedere un certo affanno nella conduzione del gioco: la difesa mostrava molta incertezza e si aveva la sensazione che i giocatori azzurri spesso sottovalutassero le capacità degli avversari. Alla settima giornata di campionato avvenne il patatrac: allo Stadio dei Marmi la compagine dell’Aullese rifilò alla nostra squadra una sonora sconfitta per 1-3; era il 13 novembre del 1960. I mugugni dei tifosi si intensificarono e la stampa se ne fece portavoce. Nel corso della settimana, l’allenatore Andrei rilasciò un’intervista con la quale lamentava la mancanza in difesa di “un giocatore esperto, fisicamente integro, che con la sua personalità possa dare sicurezza in difesa e tenere le file del gioco della squadra intera”, precisando ulteriormente le qualità che l’innominato atleta avrebbe dovuto possedere. Alla luce di quanto poi avvenne, non si può non ritenere che nel rilasciare tale dichiarazione l’allenatore azzurro non avesse già bene in mente l’elemento cui alludeva. Pochi giorni dopo, infatti, la stampa dette notizia a pieno titolo che la Carrarese aveva concluso le trattative per l’acquisto del “forte centromediano Giorgio Peruggia” dall’Arezzo, annunciandone il debutto a Camaiore nella prossima giornata. Ora, collegando il fatto che Andrei nel campionato aveva allenato l’Arezzo per diversi anni ed aveva avuto Peruggia alle proprie dipendenze, è facile arguire che fu l’allenatore stesso a sollecitarne l’acquisto, approfittando peraltro del fatto che il giocatore, per divergenze con la sua società, aveva manifestato l’intenzione di … ad appendere le scarpette al chiodo! Le trattative si conclusero rapidamente, tanto più che Peruggia accettò le modeste proposte economiche della nuova società, chiedendo come contropartita di potere allenarsi a Carrara (che raggiungeva in treno!) soltanto tre volte alla settimana e mettendosi a disposizione della squadra ogni sabato sera per la gara domenicale; gli altri tre giorni si allenava ad Arezzo sotto la guida dell’allenatore Mario Caciagli, che aveva giocato con la Carrarese qualche anno prima. L’accettazione di tali condizioni danno un’idea del temperamento e della passione di Giorgio Peruggia.

Il debutto di Peruggia con la maglia della Carrarese avvenne appunto a Camaiore, in casa di quella che si rivelerà la più forte avversaria della squadra azzurra. L’incontro si concluse con la vittoria del Camaiore per 2-1 e il rendimento del neo-acquisto aretino, schierato con il numero 5, fu così giudicato dalla stampa: “Peruggia ha dimostrato di essere un centromediano di consumata esperienza, anche se non ha potuto dare quella sicurezza che ci si attendeva, dato che non è ancora nel pieno della forma”.                                                                                                                     Dopo la sconfitta col Camaiore, la Carrarese inanellò una lunga serie di gare positive e Giorgio Peruggia fu tra i migliori per rendimento e, soprattutto, per l’impegno profuso, tanto è vero che assunse un ruolo importante a livello di spogliatoio che gli valse la consegna della fascia di capitano.                                                                                                       Al termine del girone di andata la classifica del campionato vedeva il Camaiore primo con 25 punti e la Carrarese seconda con 22 (non dimentichiamo che allora la vittoria valeva due punti); le altre compagini erano ormai distaccate, tagliate fuori dalla lotta per il primato.

Alla vigilia della gara di ritorno la situazione era la seguente: Camaiore 36 punti, Carrarese 32, ma con una partita da recuperare. La sfida si svolse allo Stadio dei Marmi il 21 marzo del 1961, davanti a duemila spettatori “in una splendida giornata di primavera” dicono le cronache. Il risultato finale fu di 1-0 a favore della Carrarese e la rete fu segnata dall’attaccante Roberto Azzerboni a sei minuti dalla fine. La combattività in campo fu tale che un cronista scrisse di avere rivissuto “lo spirito della Fossa dei leoni”. A Peruggia, ancora una volta, venne assegnata la palma di migliore in campo. Qualche giorno dopo, nella pagina sportiva di un giornale locale apparve una fotografia che mostrava Giorgio Peruggia in tenuta da gioco; in alto riportava, come titolo la dicitura “Il pilastro” e la didascalia recitava: “Peruggia, il forte centromediano carrarese il cui apporto è tanto decisivo agli effetti del rendimento di tutta la squadra”. Il giocatore aretino era ormai entrato nel cuore degli sportivi carraresi.

I punti di distacco della Carrarese dal Camaiore si erano ridotti a due e, dopo il vittorioso recupero casalingo degli azzurri col Castelfranco (16 aprile 1961), i conti si pareggiarono a quota 40. Mancavano ancora cinque giornate alla fine del campionato. Purtroppo, mentre il Camaiore procedette spedito nelle vittorie, la Carrarese parve avere esaurito la sua marcia vittoriosa, incappando in due inopinati pareggi che la riportarono a due punti di distacco dalla formazione versiliese. Tale era la situazione alla vigilia dell’ultima giornata (21 maggio) che vedeva le due squadre impegnate in trasferta: la Carrarese a Fornaci di Barga, il Camaiore a San Miniato, contro due squadre che, assestate a 29 punti, non avevano più nulla da chiedere al campionato. Accadde invece l’inverosimile, perché il Camaiore fu sconfitto per 3-0, ma la Carrarese non seppe far meglio ed imitò rivali nella sconfitta e nel punteggio.

Una beffa del destino, come tante volte avviene nel calcio e … nella vita!

Classifica finale: Camaiore punti 48, Carrarese 46. Verdetto: Camaiore ammesso agli spareggi regionali (dove fu sconfitto dal Poggibonsi); Carrarese rimandata ad un altro anno di purgatorio. Malumore e delusione tra gli sportivi, amarezza e rimpianto tra i giocatori, scoramento fra i dirigenti.

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Estate del 1961. “Nonostante il caldo – si legge sulla stampa locale – sparla di calcio”.  La delusione patita angustia ancora gli sportivi carraresi, ma la loro indomita passione non si lascia travolgere. E si ricomincia. Riunioni, assemblee popolari, ristrutturazione societaria con l’avvento di alcuni imprenditori locali e di alcuni amministratori pubblici. La stampa lascia trapelare qualche speranza di “ripescaggio” in serie D, ma non ci si lascia influenzare più di tanto e si affronta la dura realtà con rinnovato impegno e vive speranze.

Alla guida della squadra viene riconfermato “Geppe” Andrei, mentre Grillone passa sulla panchina della consorella San Marco Avenza. In segreteria è ancora “al pezzo” il maestro Orfanotti, coadiuvato dal giovane appassionato Giancarlo Ribolini; i muscoli dei giocatori restano affidati alle mani esperte di “Paulìn” Mari. Il parco giocatori ha subito qualche modifica. A fianco dei confermati Balloni, Bertoneri, Federici, Fiaschi, Morelli, Scamos, anche il nostro Peruggia, la notizia della cui conferma viene così presentata dalla stampa “Un colpo messo a segno: Peruggia è confermato. Il forte centromediano aretino non farà mancare il considerevole peso della sua esperienza e del suo gioco maiuscolo. Sarà soprattutto importante il suo apporto morale: insomma, un ottimocolpo”. I nuovi acquisti furono: gli attaccanti Franco Cortopassi, dal Pietrasanta, e Francesco Magi, aretino come Peruggia; il portiere Fabio Mammi, dallo Spezia; il difensore Ivano Nardi dalla Lucchese; dal vivaio furono attinti Paolo Biagini, attaccante, il portiere Fausto Fusani e, dai ragazzi del Bologna, un giovanissimo e promettente Giancarlo Guerra. Sono da registrare, inoltre, gli importantissimi “ritorni a casa” di Nildo Rosini ed Erberto Galeotti, l’esperienza dei quali fu fondamentale nel corso del campionato. Questo presentava ai ranghi di partenza tredici squadre dell’anno precedente (Aullese, Bozzano, Camaiore, Fornaci di Barga, Forte dei Marmi, A.S. Lucca, Marina di Massa, San Marco Avenza, San Miniato, San Romano, Torrelaghese e Vecchiano) e le novità erano rappresentate da Barga e Fucecchio.

La Carrarese seppe fare tesoro dell’esperienza della passata stagione. La squadra, infatti, condusse un torneo sempre in posizioni di testa; le avversarie più difficili furono anzitutto la sorprende San Marco (i derby con la Carrarese si conclusero entrambi sullo 0-0), in un secondo momento fu la Sarzanese a presentarsi alla ribalta (vittoria della Carrarese nei due incontri diretti), infine fu la volta dell’indomito Camaiore a tentare di ostacolare il cammino degli azzurri (due pareggi sancirono i risultati; poi però la compagine di Camaiore non resse al ritmo dei nostri e cedette le armi). La classifica finale risultò la  seguente: al primo posto la Carrarese con 18 vittorie 10 pareggi e 2 sole sconfitte; 51 reti segnate e 18 subite; totale punti 46. Il Camaiore si classificò secondo con 41 punti.

Il rendimento di Peruggia in questo campionato fu ancora una volta altamente positivo; quasi sempre venne indicato come il migliore in campo. In due occasioni, tuttavia, la sua prestazione raggiunse vertici eccezionali tanto da assurgere a valori sportivi di natura epica. La prima di queste gare si disputò sul campo della Massese contro il Marina di Massa, il 12 novembre 1961, “sotto il diluvio” dicono le cronache; e così proseguono: “abbiamo ammirato Peruggia battersi come un autentico gladiatore e intervenire a girandola su tutti i palloni e su tutti gli avversari, profondendo nella lotta il meglio delle sue energie”. La gara si concluse col punteggio di 0-0. La seconda gara “epica” di Peruggia fu quella disputata allo Stadio dei Marmi l’11 febbraio del 1962, contro la Sarzanese (risultato finale 3-2). Vediamoli in dettaglio: reti di Magi per la Carrarese al 16’; pareggio di Toracca per la Sarzanese al 35’; rete di Sottofattori al 50’ per il momentaneo sorpasso della Sarzanese: “disorientamento fra le file locali – scrive l’inviato speciale – ma la voce autoritaria di Peruggia ha richiamato alla realtà i compagni, dando l’esempio”; l’aretino, infatti, si rimboccò le maniche e si portò all’attacco: al 60’, in occasione di una mischia segnò la rete del pareggio. Poi, all’85’ ancora Peruggia protagonista, ma lasciamo alla penna cronista la descrizione dell’evento: “A tre minuti dalla fine, Peruggia corona la sua brillante partita risolvendo una paurosa mischia davanti alla porta della Sarzanese e segnando il gol della vittoria. Qualche istante dopo il forte centromediano azzurro crollerà a terra svenuto per l’emozione”.

Concluso come si è visto il campionato, la Carrarese si accinse a disputare i previsti spareggi con le vincenti degli altri gironi. Purtroppo le fatiche del duro torneo si fecero sentire sullo stato di forma dei giocatori azzurri. Vittoria in casa con la Rondinella, pareggio a Montevarchi e sconfitta casalinga con il Ponsacco; poi, nel ritorno, vittoria casalinga col Montevarchi, pesante sconfitta a Ponsacco e sconfitta di misura a Firenze con la Rondinella. Questi deludenti risultati sancirono la seguente classifica: Ponsacco punti 10, Rondinella 7, Carrarese 5, Montevarchi 2. Ancora una cocente delusione, ancora una bocciatura.

Quando tutto sembrava ormai compromesso, due concomitanti e inaspettati fatti capovolsero cambiarono radicalmente la situazione. Infatti, durante l’estate del 1962, anzitutto la Federazione  prese un’importante decisione: non accolse l’iscrizione del Ponsacco alla serie D per “inadeguatezza delle strutture sportive”; avrebbe così dovuto subentrare nella promozione i serie D la Rondinella, in quanto seconda classificata. La società fiorentina, però, manifesto la sua rinuncia a disputare tale campionato, cosicché toccò alla Carrarese prenderne il posto. Una volta tanto un po’ di fortuna anche per la squadra azzurra!

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La conclusione del campionato 1961-62, segnò anche la fine della permanenza a Carrara di Giorgio Perrugia e, credo, anche della sua carriera di calciatore. Le sue imprese in maglia azzurra (58 gare disputate) restano però negli annali della storia calcistica della nostra città. Il gladiatore ha lasciato l’arena, ma questa ricorda ancora le sue battaglie e i suoi duelli. Giorgio Perugia, infatti, non ha lasciato a Carrara soltanto il ricordo delle sue gesta sportive, ma anche la sincera ammirazione per la correttezza del suo comportamento dentro e fuori del campo, per l’affabilità del suo carattere e soprattutto per l’esempio di generosità e di passione. Un grande nella storia della Carrarese.

Gualtiero Magnani