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Ecco la splendida intervista al Presidente azzurro Fabio Oppicelli, di Lorenzo Buconi, su gianlucadimarzio.it:

‘Fortitudo mea in rota’ (‘la mia forza è nella ruota’). Si estrinseca in questo (aulico) motivo la quintessenza di una città che trasuda un panico senso di perfezione. Carrara. Un gioiello prezioso ben custodito e protetto dalle vette (candide) delle Alpi Apuane. Carrara, la ruota, il marmo. Pardon, meglio ancora: il culto della ruota. Vessillo coriaceo di una tradizione tralatizia e inestricabilmente legata ad un aspetto economico che si erge, da mero indice profittuale, a vero e proprio significante di un popolo: il marmo bianco. E la ruota, giustappunto. Che gira e rigira, che non si ferma, percorre in avanti il cammin di nostra vita. La ruota quale elemento fondamentale del carro (da qui l’origine del toponimo Carrara). E quale simbolo di eterno cammino.
 
Effettivamente Carrara ti permea di un senso di eternità unico nel suo genere. Puoi salire sulla vetta più alta delle Alpi Apuane, puoi sdraiarti in Marina nel pieno del mezzogiorno dannunziano… E percepisci questa magia incredibile, questo senso d’infinito. Ti senti come una rondine. Che vola nel cielo. E non si posa. Vuole scoprire, vuole conoscere, vuole andare oltre i confini di un mondo tristemente limitato e limitante, assuefatto in inutili teorie del niente. “Carrara è un gioiello, una perla. Una città di confine. Bella, varia, multiforme, strepitosamente cangiante. E’ bello, è unico respirare Carrara”. Il nobile pensiero di Fabio Oppicelli, presidente della Carrarese (quarta nel girone A di Serie C a quota 52 punti). “Ma se facessimo una media tra soldi spesi e rendimento sul campo saremmo senza ombra di dubbio al primo posto…”.
 
Genoano di nascita, carrarino di adozione. Uomo di cultura. Uomo di sport. Uomo d’alti valori. Voce squillante, convincente, innamorata. In una simbiosi, primariamente culturale, con una città che gonfia il petto di una storia aurea e aulica. Di una città che respira tradizione e che ti ingloba in un tutto onnicomprensivo. Perder lo sguardo oltre l’orizzonte delle Alpi. Sperare che un tramonto in Marina non passi mai e che per un raggio che va, un altro ne arrivi per non spezzare un incantesimo di incantevole serenità. E’ la bellezza delle cose, che esiste prima di tutto nella mente di chi le osserva. E’ la bellezza di Carrara. Prego Presidente, ci racconti… Con la facciata del Duomo (al centro della quale si erge una splendida rota) a far da sfondo al nostro cammino… “Il nostro primo fidanzamento risale al 2008 e dura quattro anni. Dopo la parentesi nella dirigenza del Genoa, ah ci tengo a precisare che sono genovese e genoano puro, decido di avvicinarmi al mondo Carrarese. Eravamo quattro soci e nessuno di noi si conosceva l’un con l’altro…oggi si è creato un legame bellissimo…signori, il calcio è anche questo. Circa un paio d’anni dopo, tanto per proseguire con ordine il nostro cammino come l’aulica rota ci impone, si sono avvicinati al club alcuni vip quali Lucarelli, Maurizio Mian, Tomasos e soprattutto Gianluigi Buffon. Ma è durata poco, man mano questi personaggi si son defilati tutti ed è rimasto solo Buffon… Nel 2012, dunque, a malincuore e con la tristezza di perder una cosa che anche se per poco tempo era stata parte importante della mia vita, decido di cedere gratuitamente l’intero pacchetto societario a Gigi. Sembrava, infatti, che qualora il timone fosse rimasto solo e soltanto nelle mani di Buffon, l’asset societario avrebbe potuto contare anche su importanti aiuti locali. Così per il bene della società ho deciso di farmi da parte, fermo restando che tra me e Gigi c’è sempre stato un ottimo rapporto ed è una persona di cui ho grande stima”.
 
Ma come tutte le belle favole… “Malgrado i sacrifici, prima di tutto economici, fatti da Buffon e della sua famiglia, la Carrarese arriva al de profundis nel 2016. Solo un estremo tentativo di gente del posto, di uno spessore morale e umano incredibile, evita il fallimento. Così arriviamo alla storia recente, allo scorso giugno quando – racconta Oppicelli ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com – mi contattano per tornare…nemmeno il tempo di attaccar il telefono che già ero a metà di quei 150 chilometri che separano Genova da Carrara”. Un monologo d’amore, di chi nel bene e nel male c’è sempre stato. Ed è questo, forse, il concetto più intimo e sincero di questa locuzione. Amare significa esserci, spiritualmente e materialmente. Significa pensarci incondizionatamente e andare oltre la triste, deprecabile e attuale mera logica dell’interesse.
 
Ma veniamo alla favola vera e propria. Mentre il sole irradia in una lontananza, solo e soltanto metaforica, le splendide Alpi che forgiano un orizzonte che non vuoi (e non puoi) smetter di guardare. Estate 2017, Silvio Baldini. Il ritorno. Gratis, zero euro. Solo per amore e per una dimensione di calcio vera, lontana da rubli e fantamilioni. L’autenticità quale gradiente di un modo di essere: se stessi. “E’ il nostro orgoglio, è il nostro vanto. E’ un uomo, un Uomo, con la U maiuscola. Quando mi dissero, ‘guarda Fabio, Baldini viene qui a zero euro’ a me sembrava strano. Come è giusto che sia, credo. L’ho conosciuto, ci ho parlato mezz’ora. Giuro, non un minuto in più. Mi è bastato per capire e spiegarmi tutto. Non c’era nulla di strano”. Perché, è vero, strani siamo noi, a volte: pionieri e adulatori del lucro costante, incanagliti e bombardati dall’usus… ‘Non fare ciò da cui non puoi aver un profitto diretto’. E questo sole che splende forte su Carrara illumina d’immenso una favola di cui speriamo quella celeberrima rota non ci privi mai e poi mai e – se possibile – riesca anche ad esportare con il suo ineluttabile moto perpetuo… “L’unico allenatore che ha rinunciato allo stipendio. ‘Signor Presidente, io questa cosa qui la voglio fare per amore. Del resto non me ne frega niente’. E’ di un’altra categoria, di un altro pianeta: sia l’uomo che l’allenatore. Sta al campo dodici ore al giorno, la squadra vive allo stadio. I ragazzi vivono insieme, dalla mattina alla sera. Fanno colazione insieme, pranzano insieme, cenano insieme…sempre! Io nella mia vita non ho mai visto una simbiosi del genere. Credetemi…”.
 
Lo dicono i numeri, lo esplicano i risultati. Lo dice una città che è tornata, orgogliosamente, a (re)innamorarsi e a sventolar forte in aria quel vessillo perpetuo. “Ora dobbiamo crederci più che mai… Io alla Serie B ci credo! Noi non giochiamo mai per pareggiare. Noi ce la giochiamo con tutti a viso aperto. Con lealtà, sacrificio e sudore”. Eccola la morale vera, come ogni favola che si rispetti. La morale di interpretare e attuare valori veri, nobili malgrado l’anacronismo di un mondo che va tristemente in controtendenza. La morale di far le cose semplici, perché nella semplicità è insita la concezione più vera della felicità… “Basta una sera a cena, pizza e birra con il mister e starei lì tutta la notte a sentirlo parlar di calcio. E’ come un poeta che legge la sua opera…”. La forza di creder sempre in quello che si fa… “Pensate che volevamo andare in ritiro in una struttura militare vicino La Spezia, un casermone insomma. Di quelli vecchio stampo con stanzoni e camerate. Dove veramente si vive insieme, si fa tutto insieme lontani da questa maledetta tecnologia. Poi purtroppo per un discorso di sicurezza della struttura non siamo riusciti ad andare”.
 
Dovremmo scrivere che il sole sta per tramontare e che sta calando la sera sulle Alpi Apuane. Ma sarebbe poco poetico e in sostanziale conflitto con quel concetto di eternità che ben si allinea e si modella intorno alle splendide pendici della città. E allora non cala il sole, non scende la notte. Qui, a Carrara, i suoi raggi brillano sempre. La rota gira e non si ferma. Perpetua se stessa, in una splendida favola chiamata Carrarese…

Tratto da gianlucadimarzio.it